unica domanda

In una società della prestazione-per-decreto che si è trasformata in un impero economico e politico senza alternative (t.i.n.a) la frustrazione avanza. Vittime e complici di circostanze delle quali non abbiamo alcun controllo. Un sistema amministrato da una dilagante oligarchia che si presenta con quella tipica e tranquilla arroganza che discende da un evidente senso di onnipotenza. Cioè il mostrare come oggettive quelle situazioni che creano le condizioni di predazione. Una società che sta accelerando la produzione di umani in esubero. Poca o nessuna attenzione nel rendere la vita vivibile, i disagi sociali vengono privatizzati così da poter colpevolizzare il singolo. Inoltre i cosiddetti mercati esprimono una forma di dominio sugli stati e sulla politica degli stessi: questi ultimi sono costretti a dover lasciare una grande libertà di manovra ai dominanti e sottoporre a vincoli ferrei i dominati.

Alle comunità nazionali non è permesso opporsi alle regole del gioco. Il prezzo da pagare sarebbe troppo alto: come minimo si ritroverebbero davanti a una aggressiva e immediata rappresaglia che metterebbe in ginocchio ogni politica dissenziente. Nessun governo democratico ha la facoltà di poter prendersi questa tremenda responsabilità nei confronti degli elettori e del contesto sociale che amministra. Per cui lo stallo/latitanza/inerzia della politica e la langue de bois dei suoi funzionari sono l’evidente manifestazione di questa drammatica situazione d’impotenza. Siamo davanti a una spietata trasformazione autoritaria del sistema economico che procede inesorabile.

Avanza pure, inesorabilmente, l’idea del gladiatore quale modello dominante. Quindi la ragione è assegnata per diritto “meritocratico” al più forte e il torto è conferito d’ufficio al più debole: il perdente è castigato al demerito. È ormai un assunto che vale sia per le cosiddette “grandi questioni” sia, per principio imitativo, per la conquista di un posteggio al supermercato. Tutto avviene sotto gli sguardi di una complicità a più livelli: la potente macchina dello psicopotere che ci somministra i quotidiani intrattenimenti fuorvianti, viaggia a pieno regime e tiene lontana “l’intelligenza collettiva” dalla consapevolezza.

Perfino le forze progressiste hanno fallito il compito di saper trasformare il senso d’impotenza della gente, in un movimento popolare solidale. La lotta alla povertà è abbandonata in nome di un astratto rispetto del povero. L’ideologia neoliberista implica un’asettica considerazione della povertà, non certo una vera lotta all’esclusione: il riconoscimento dell’inegualità evita la legittima ridistribuzione della ricchezza creata.

Metttere sullo stesso piano ogni rivendicazione minoritaria è una delle forze essenziali degli imperi. È il modo più spiccio e pratico di sostenere un concetto formalmente astratto di omologazione degli individui sotto la forma di un’assai perfida idea di uguaglianza. Le identità minime e circoscritte non saranno in grado di eliminare le grandi discriminazioni. Semplicemente si aggiungeranno come dei sottomultipli per rendere ancora più complessa la difficoltà di convivenza planetaria.

In ogni luogo e in tutti sensi, esse si aggiungeranno e ritradurranno le grandi narrazioni discriminanti. La totalizzante discriminazione di reddito e di classe è così opacizzata dall’opportunità di poter rivendicare ogni vertenza sostitutiva di riconoscimento. Cancellata la percezione della sottomissione redditocratica dominante al sistema economico, la libertà di poter sostenere altre rivendicazioni appare come l’unica forma emancipatrice dei dominati.

Essere povero diventa una categoria che esige un fuorviante riconoscimento giuridico, così come lo si chiede per una minoranza culturale, etnica o religiosa. Perifrasi e ammissioni non parrebbero essere più capaci di eludere il problema di fondo e rispondere seriamente all’unica domanda che oggi abbia un senso: siamo ormai immersi in un sistema totalitario?

To equate every minority claim is one of the essential forces of empires. It is the most basic and practical way of upholding a formally abstract concept of homogenisation of individuals under the guise of a very perfidious idea of equality. Minimal and circumscribed identities will not be able to eliminate the great discriminations. They will simply be added as sub-multiples to make the difficulty of planetary coexistence even more complex.