marZiani

Immaginate un marziano (con la zeta!) che avesse il tempo e l’opportunità di leggere i titoli della nostra stampa.

Un assaggio?

Svizzera sul gradino più alto/ Trionfo degli austriaci/ L’Italia porta a casa otto medaglie/ Russia: medagliere da record/ Gigante uomini agli Usa/ La nazionale canadese domina/ Altro oro per la Germania. Biathlon alla biatleta bielorussa/ Kazakistan fanalino di coda.” E via di questo sport. Giù giù fino al non così remoto… oro al francese con genitori italiani e nonni austro-ungarici. Ho perfino letto: è naturalizzato tedesco ma nelle sue vene scorre sangue caraibico. Titoli giornalistici evidentemente associati al più roboante (o forse più ancora) nazionalismo probabile.

Tutto in nome delle demarcazioni disegnate dalla Storia e dall’amigdala. Così, il marziano colla zeta, assumerebbe la convinzione che i concetti di: Nazione, di Popolazione, di Radici, di Qualità Originarie Sportive, Etniche, Patriottiche e perfino Statali siano – sul Pianeta Terra – gli aspetti determinanti del nostro vivere quotidiano.

Per contro, se lo stesso marziano “zeta” si ritrovasse (accidentalmente) a dover leggere (sulla stessa stampa) i propositi antropologici elencati nelle pagine di economia e finanza, come pure in quelle culturali, si ritroverebbe con titoli inneggianti a un’opposta rappresentazione. Un’indotta e altrettanto gravosa proposta di apertura, di comunanza. Lì sono tessute le lodi di un mondo Extraterritoriale, Multipolare, Cosmopolita, Apolide, Migrante, Organico e Onnicomprensivo, senza bandiere e senza frontiere, senza Patrie e senza confini. Oserei dire perfino irenico. Tutto in nome della Condivisione. O del Profitto.

In questa dissociazione tra il nazionalismo sportivo delle madrepatrie e il globalismo economico  planetario, si gioca l’oblio dei problemi. Nei due casi una dicotomica manipolazione.