formidabili alleanze

Il cosiddetto social-liberismo rincorre e narra l’utopico sogno di poter controllare la finanza e la sua globalizzazione mercantile imponendo loro una sorta di “angelica” ridistribuzione planetaria dei profitti (gocciolamento/ trickle down) accumulati da un sistema (tutti concordi nel volerlo definire ormai oligarchico) e che, inoltre, appare come la dimostrazione concreta del fallimento del primato economico liberal-democratico così come rivendicato di chi spesso si rifà ad Adam Smith. La vera questione è che non si tratta di stabilire se la mondializzazione sia “felice” oppure non lo sia. Si tratta infatti di chiarire per chi lo è e per chi non lo sarà mai.

Bisogna aiutare i più deboli” è un classico titolo fuorviante che spesso fa bella mostra di sé sui quotidiani ufficiali. Ingannevole perché esclude di definire quali siano i deboli.

La “vexata quaestio” si riassume poi nei due termini di insider/outsider che meritano tuttavia un chiarimento di significato. Se per l’ideologia mercantile il termine insider viene utilizzato per identificare negativamente tutti coloro che ancora beneficiano di una seppur minima protezione sociale, per i progressisti il termine outsider viene utilizzato soprattutto, se non esclusivamente, per definire chi è costretto a dover abbandonare il proprio territorio d’origine per poter sopravvivere, quindi obbligato a dover trasformare spesso i propri presupposti originari di cultura, di credo e di diritti individuali, da una condizione di omologazione a una minoritaria.

Viene così a crearsi una formidabile alleanza tra mercantilismo economico e progressismo intellettuale dove il cittadino stanziale seppur minimamente protetto è escluso da ogni riconoscimento positivo perché ritenuto insider privilegiato: indifeso sia dai primi sia dai secondi e esposto all’accelerazione di un conflitto sociale nel brutale tentativo di imporre a una minoranza di insider, una maggioranza di outsider anche attraverso il fenomeno migratorio.

Ciò che si manifesta con la permanente deriva recessiva, con la compressione dei salari (meglio detto: con lo spostamento del reddito dei salari alla rendita azionaria), con lo smantellamento delle protezioni sociali, con una onnipresente disoccupazione “organica”, fatta anche di sotto occupati e working poor, quindi con la perpetua riqualificazione produttiva che porta a un permanente precariato sociale, infine con l’incremento del mito competitivo tra territori e alla consapevole impennata delle disuguaglianze economiche individuali e all’incentivazione della pratica migratoria consustanziale al sistema. Ciò che si profila come la nuova normalizzazione.

Non si può certo contare sulla sociologia ufficiale per sapere che il salario mediano europeo “insider” si situa attorno ai mille euro e che circa cinquanta milioni di cittadini sono sotto la soglia di povertà di cui sei/sette milioni sono definiti col temine di working-poor, tuttavia condizione invidiabile per chi risiede in condizioni geo-economiche ancor più deleterie.

Quando poi il social-liberismo diventa forza di governo si trova immediatamente confrontato e impotente davanti a un disavanzo pubblico imponente proprio creato dalla “nuova normalizzazione” che paralizza perfino ogni intervento finalizzato ad “assistere” le vittime dei disastri creati dallo stesso perverso meccanismo.

Per tentare di camuffare alle masse le pesanti ineguaglianze che vanno comunque a infoltire il popolo degli esclusi, si promette “la crescita” ( una subdola identificazione del consumo di beni con la libertà) in contrapposizione alla “decrescita” (teoria della misura) così da dover considerare quest’ultima come la loro condanna alla definitiva esclusione. Infine quando la politica ed economia tendono a diventare troppo delicate, c’è sempre la possibilità di …“passare a qualcos’altro come divertenti video di gattini, pettegolezzi sulle celebrità o quiz televisivi”.

“La generalizzazione dei privilegi è concettualmente la contraddizione dell’oligarchia. Essa per esistere ha bisogno di coloro che ne stiano fuori con la speranza di potervi entrare. Le oligarchie portano dunque nel loro seno la contraddizione che prima o poi scoppierà mettendo gli uni contro gli altri coloro che sono dentro e coloro che sono fuori del sistema dei privilegi.”