titaniche sfide

Le « Titanic », le Mondial et nous.

Che è poi la famosa “allusione” suggerita a suo tempo, mi sembra, da Jacques Attali e che si potrebbe utilizzare come gioco narrativo.
Digitare: http://www.attali.com/economie-positive/le-titanic-le-mondial-et-nous/

Tutti noi sospettiamo che esista un iceberg che ci aspetta, nascosto in qualche luogo nel futuro indistinto, che urteremo per poi affondare al suono della musica

Oppure riflettendo su un’altra metafora nautica, quella di Neurath: ” siamo come marinai che devono ristrutturare la loro nave in mare aperto e che non sono in grado perciò di ricominciare da capo ” secondo cui siamo tutti sulla stessa nave impegnati a ripararla/migliorarla, per poter procedere; narrazione oggi messa in discussione proprio perché è nel concetto stesso di essere sulla «stessa» barca che non ci ritroviamo.

Sappiamo anche che non tutte le barche si sono alzate durante l’alta marea (alla stessa maniera) come indicava un presidente americano (“a risingˌ tide lifts all ˈboats“) negli anni sessanta, probabilmente a causa dei vari coefficienti di galleggiamento che sono stati volutamente tenuti assai differenziati.

Forse per il semplice fatto che alcuni di essi, i natanti, siano …“ancora” adesso semplici zattere, precari gommoni e …fregate. Un tempo, si narra, solcavano il mare mitici scafi: dalla leggendaria nave di Teseo fino a quella perduta di Shackleton, oppure la “mary celeste”, la nave fantasma. Aggiungiamoci infine la “Stultifera Navis” (La nave dei folli), ovvero: separare i “matti” dalla comunità dei “normali” affidandoli a precari vascelli. Comunque sia …la nave va come ci ricordava Fellini.

E la nave va con …il mito/scusa della “libertà personale” (che oggi ha preso l’impegnativo e altisonante significato di “responsabilità individuale”). Che è poi l’escamotage planetario per potersi riservare l’opportunità, con una improvvisa virata (la famosa curva di Laffer), di poter fuggire con il panfilo, insomma, su uno yacht. Per gli altri rimane (ecco) la …titanica lotta per la pura sopravvivenza.

Tuttavia a tutti popoli, vien detto di “stare sereni” e di godersi (comunque) le libertà. Piccole. Insomma da sudditi. Liberi tuttavia di poter danzare – accompagnati da soavi melodie – sull’orlo dell’abisso. Con gli occhi bendati dalla media…crazia.