piramidi sociali

Il contesto occidentale contemporaneo si presenta come una sorta di bricolage democratico che sta in precario equilibrio tra mercato e democrazia. Agli estremi vi sono il totalitarismo da una parte e, dall’altra, l’anarchia. Inoltre il mercato non consente confini – limiti in senso lato – mentre la democrazia esige un territorio: ha a che fare con lo Stato, è locale.

Un dilemma che si presenterebbe con estrema determinatezza nel caso in cui ogni abitante del pianeta richiedesse – lecitamente – di poter vivere con gli standard attuali di consumo considerati “normali” nei paesi occidentali. Ecco che le infrastrutture necessarie, così come la produzione di beni e il consumo di materie prime, richiederebbero soluzioni ambientali e tecnologiche inattuabili a corto termine, a meno di forzare la richiesta fino ai limiti estremi, ciò che potrebbe generare condizioni incompatibili con i benefici stessi.

L’idea di una società post-industriale che possa concedere il benessere per dieci miliardi di esseri umani è falsa e si condensa nel il famoso “little dirty secret”: niente – attualmente – garantisce che tutti possano approfittare del progresso tecnologico immaginato. Perfino nelle previsioni demografiche più ottimistiche, si ha l’evidente percezione che la popolazione mondiale sia troppo numerosa per potersi concedere condizioni di prosperità diffuse sul tutto il pianeta, basti pensare all’approvvigionamento di acqua potabile. Non si può inneggiare alla libertà senza dimenticare che la cosiddetta libertà personale è da considerare in un contesto di “rarità”: non c’è tutto per tutti, per cui il sempre citato adagio “il futuro è per tutti o è per nessuno” rimane un cinico gioco di parole.

La discriminante precarietà non è una novità, la novità sta nel fatto che che tale condizione si è installata anche nei contesti sociali che hanno tentato, prima d’ora, di combatterla: in una società che incita alla competizione è assurdo predicare ogni sorta di uguaglianza di opportunità. Perfino le città cesseranno di essere luogo di condivisione sociale: ognuno nei propri quartieri, nelle proprie comunità, divisi nel rivendicare il proprio status. La società si strutturerà sul concetto di estrema endogamia. Si ricostruiranno le piramidi sociali: i Muri di Reddito.

Ed è, probabilmente, per questa ragione che la stratificazione sociale ha subito quell’accelerazione che determinerà coloro che potranno e chi non potrà mai soddisfare codesto elementare bisogno. I vincenti resteranno tra loro e gli altri saranno sottomessi all’impossibilità di poter scegliere. I “perdenti” saranno costretti a condividere una bolgia violenta, segnata da manifesta illegalità, con mezzi di pura sopravvivenza assai contesi : ambiti già presenti in molte realtà metropolitane in via di estensione. Questa è una delle ragioni della richiesta di libertà di circolazione delle persone. La migrazione è la rivoluzione del ventunesimo secolo. Modifica radicalmente la nozione di futuro.

I patrocinatori del “there is no alternative” ci imposero e impongono quotidianamente attraverso i grandi mezzi d’informazione il culto della “mass market society”, dell’impossibilità di una sua alternativa insistendo sui pregi di una società di sradicati apolidi autoalimentata e della sua relativa globalizzazione. Lo “sradicalismo” ovvero la politica dello sradicamento: tutti “erranti sradicati”, nessun sradicato. Concetto supportato dallo (s)radicalismo accademico-informativo.

L’accrescimento di un’élite apolide la cui fedeltà va al successo personale e a quella forma di ricchezza individuale in sintonia con quella economica circoscritta, piuttosto che mirata agli interessi del contesto sociale nel quale viene fissata la propria instabile dimora. Per appagare il proprio desiderio di affermazione ci si metterà in viaggio, escludendo ogni impegno finalizzato a migliorare le condizioni territoriali di partenza: dove si è cresciuti e ci si è formati. Non più povertà e ricchezza relative a contesti di partecipazione, ma povertà e ricchezza su una scala verticale individuale.

O i paesi poveri e disfunzionali diventano paesi in cui valga la pena vivere, oppure (l’Europa) deve aprire a tutti le sue frontiere. Niente di tutto questo avverrà nel prossimo futuro e forse mai accadrà. Oggi il mondo è popolato da numerosi stati falliti di cui nessuno vuole essere cittadino e l’Europa non ha la capacità di tenere aperte le frontiere, una cosa a cui i suoi cittadini o elettori non acconsentirebbero”. Ivan Krastev: “La Grande Regressione”.

Nella cosiddetta società liquida è sottintesa la libertà di poter cambiare opinione/parere/identità, ciò che apre le porte alla precarietà della condivisione e con essa alla libertà di non dover più essere leali: in altri termini a una forma di mercenariato …sleale. L’avvenire non è più il tempo ma lo spazio. Il futuro è oltre frontiera. Se vivi in un Paese lacerato da difficoltà politiche, economiche e sociali e vuoi vivere in una società del diritto, non stringi un patto con un contesto definito vai a vivere nell’ambito che ti offre più diritti. Con il diritto, inoltre, di poterlo biasimare.