ciò che non si vede

Il politicamente corretto è alla ricerca di un riconoscimento normativo, quindi è molto determinato; b) non ammette eresie; c) vuole imporsi come egemonia culturale. L’intenzione è quella di estendere l’appropriazione del concetto implicito così da farlo diventare l’ideologia per tutti quanti e vincola gli intellettuali al ruolo di “educatori” e di diffusori intransigenti. È cosi oggi come, si narra, fosse (in altre forme) anche nel passato.

Se ne deduce che in ogni epoca storica c’è chi ha cercato e cerca di imporre un controllo ideologico nei confronti delle categorie subalterne. Dopo la caduta del Muro, altri “intellettuali organici”, ci intimarono il “there is no alternative” e ci imposero e impongono quotidianamente attraverso i grandi mezzi d’informazione il culto della “mass market society”, dell’impossibilità di una sua alternativa insistendo sui pregi di una società di sradicati apolidi autoalimentata e della sua relativa globalizzazione. Lo “s-radicalismo”: ovvero la politica dello sradicamento. Tutti sradicati, nessun sradicato. Concetto supportato dallo (s)radicalismo accademico-informativo.

In altre parole l’accrescimento di un’élite apolide la cui fedeltà va al successo personale e a quella forma di ricchezza individuale in sintonia con quella economica circoscritta, piuttosto che mirata agli interessi del contesto sociale nel quale viene fissata la propria instabile dimora. I poteri forti alleati con il mondo intellettuale che hanno la loro punta di diamante nelle università e nei media” non sono disposti ad accettare nemmeno una lecita contestazione del loro modo di condurre la partita.

Ne segue l’uso del nomadismo esistenziale perpetuo: un altro strumento ormai acquisito; un trend neoliberisita mondializzato al quale purtroppo si fa affidamento per esportare (meglio detto: spostare sul singolo ogni responsabilità) il fenomeno sociale della disoccupazione. Viene venduto come una risorsa per nascondere la realtà: il famoso “ciò che non si vede” economicistico. L’essere costretti ad avere sempre pronta una valigia diventa un …maturare esperienze …individuali. Per emanciparsi. Il fuggire dalla povertà diventa lo spostare la povertà; diffondere, internazionalizzare le povertà. Quel “flusso-multi-qualcosa” che è proprio l’essenza che si vuol somministrare all’urbe e all’orbe attraverso l’assunto di un futuro migliore che ha che fare, tuttavia, con l’astrologia.

Nelle grandi realtà cosmopolite viceversa si dovrà attraversare un infinito, conflittuale e insidioso territorio di purificazione tribale. Ma l’operazione globalizzatrice del multi-tribalismo-errante è in corso e la si vuole accelerare. Whatever it takes. Non è un caso che si parli soprattutto alle tribù dei giovani urbanizzati …Erasmus dipendenti.. Bocche cucite a sinistra. There is no alternative. Accidenti. Soft power: nessuna resistenza, zero ribellioni. Vai col …pensiero unico. Altrettanto aggressivo. Non ammette eresie. Si è imposto come egemonico. Questo limbo affascinante dell’universalismo idealizzato, intangibile e lontano- senza il dover rendere subito conto – che diventa pesante ingerenza ideologica delle organizzazioni internazionali negli istituti universitari.

Eminenti insospettabili accademici sono convinti che relativamente al problema di un incipiente comunitarismo metropolitano troppe facoltà universitarie delle cosiddette “scienze sociali” siano ostaggio di una sorta di un pensiero unico. Sono altresì convinti che l’attuale “clima” accademico necessita di un improrogabile dibattito scientifico per evitare il totale dérapage ideologico. Un processo incipiente che è avvenuto (anche) probabilmente con l’auto-reclutamento soft degli addetti, così da escluderne coloro senza una particolare prediposizione a inseguire una “narrazione unilaterale”: fatto che è già stato definito come un neo fanatismo ideologico accademico preconcetto.

Se si vuole ottenere la diffusione (assimilazione) completa di un concetto contraddittorio lo si impone a una piccola parte. Poi, per non creare “discriminazioni” (eccoci), ci penseranno i ricorsi, il tempo e il “diritto” a diffonderlo alle parti restanti. Questi sono spesso i presupporti di partenza delle cosiddette “eccezioni” per arrivare a a far passare “aspetti” democraticamente …controversi. (Nel 2005 i Francesi e gli Olandesi hanno votato contro il trattato costituzionale europeo (Tce): gliel’hanno poi imposto con il nome di Trattato di Lisbona.)

Per cui, probabilmente, il potere è anche nelle risposte date, ma sicuramente sta nel decidere quali sono le domande concesse.