il senso del lusso

Mi è ricapitato tra le mani un vecchio libretto, tradotto nel 1999, apparso in lingua originale due anni prima, dal titolo assai minimo, probabilmente riduttivo, tuttavia perfino azzeccato. Titolo brevissimo per un condensato di tosti problemi.

Ma non è dell’intero libro che voglio discutere. Ammetto di non essere in grado nemmeno di farne un riassunto né un commento serioso: di ben altre doti bisognerebbe disporre. Voglio tuttavia, in questo periodo di confronti ideologici su libertà, ricchezza, progresso, lavoro, ambiente e salute far mie alcune considerazioni trovate verso la fine del saggio, dove H.M. Enzensberger si interroga su cosa possano essere (lo scrive, appunto, nel ‘97) le libertà essenziali per un’occidentale …esistenza degna di essere vissuta. Lo fa ponendosi una domanda a sapere se il lusso privato possa ancora avere un senso e quale forma possa assumere in futuro.

E qui, a mio parere, arriva l’interessante. Perché sorgerebbe spontaneo il richiamarsi al lusso dell’abbondanza, il contornarsi del superfluo, il fregiarsi di un tratto distintivo fatto di oggetti di prestigio, di ricchezza ben esposta, di sgargiante kitsch estetico. Ebbene no. Non si va da quelle parti. Certo si potrebbe anche integrare codesta condizione di luccicanti privilegi fatta di oggetti da sogno ma, probabilmente e in questo caso, essa è considerata dall’autore, subalterna a sei altri aspetti di …vitale ricchezza.

Il primo aspetto è il tempo. Inteso come il liberarsi dalla schiavitù del tempo organizzato dagli altri. Avere il lusso di poterselo organizzare in proprio. Fare ciò che ti interessa esattamente quando decidi di farlo. Sembra facile. Tuttavia è facoltà di una ristrettissima cerchia di assai fortunati.

Il secondo è ricevere attenzione. Insomma essere ascoltati e considerati. Nel frastuono generale generato da relazioni competitive e assordanti tra simili affamati di ascolto, chi può disporre del privilegio di essere ascoltato, soddisfa anche la propria componente egocentrica e la propria autostima, oltre a poter assumere perfino il ruolo di influente decisore. Ciò che fa bene alla salute, non solo mentale.

Quale terzo lusso Enzensberger ci indica lo spazio. Non certo quello delle conquiste interplanetarie a bordo di fragili navicelle alla ricerca di pianeti da conquistare. No, qui si tratta di uno spazio assai terrestre. Spazio inteso quale opposto dell’ingorgo. Spazio come antitesi della folla. Spazio esistenziale aperto a scenari lontani da presenze e rumori indesiderati. Via dalla pazza folla che limita la tua libertà di movimento, di pace e di contemplazione.

E dagli spazi di libertà ecco discendere le tre altre caratteristiche del lusso futuro: la tranquillità,  cioè la conferma di potersi riparare dallo schiamazzo imperante, proteggersi dal rumore della strada, dalla musica ad alto volume, dai vicini al telefono, dal tosaerba domenicale. Quindi la qualità del tuo ambiente vitale, anche inteso quale purezza di respiro, di sana nutrizione, di percorsi  protetti, di oasi naturali, di acque limpide, di cieli azzurri.

Il tutto ci richiama, probabilmente, all’ultimo lusso, che sta in ultimo non perché sia l’ultimo da considerare: la sicurezza. Che l’autore si sbilancia a definire un lusso dei più precari. Considerando (e stiamo parlando del ’97) la crescente incapacità degli Stati di saperla mantenere e gestire. Ciò che sta trasformando la coesistenza sociale più complessa da interpretare, più difficile da sostenere,  più faticosa da sopportare. Per cui la scorciatoia più probabile, la soluzione più istintiva, potrebbe diventare il segregazionismo a scopo protettivo. Non a caso un sempre maggior numero di benestanti tende ad organizzarsi una sicurezza fai da te. Cioè il rinchiudersi in agglomerati, quartieri, zone urbane blindate e vegliate da guardie private. Le famose, per altri punti di vista famigerate, gated community. Ecco, questo sarà il lusso (per chi potrà usufruirne) del prossimo futuro. Inutile dire che oggi, nel nostro secolo, ciò è già da considerare ormai una realtà per molti possessori di fortune economiche consistenti.

Ora si pone un problema, che Enzensberger probabilmente non desidera esporci. Per non infierire. Ma nel mio piccolo mi permetto di rilevare, senza l’intenzione di infierire. Se questo è il lusso del futuro, come il saggista tedesco lascia intendere, significa che per il resto dell’umanità, diciamo la maggioranza (poco) silenziosa, tutto ciò non potrà esistere. Semmai in misura assai marginale. Probabilmente è proprio qui che il concetto di libertà diventa potente strumento retorico indispensabile al mantenimento del placido inganno.

In conclusione: se questo mondo di sopra già prevede la propria secessione da una normalità ripudiata, tuttavia incentivata (probabilmente fabbricata) per “gli altri”, allora non capisco – sempre nel mio piccolo – perché codesti fuggiaschi dell’altrui normalità richiamino spesso e sovente i popoli (con una musica mediatica assai complice) a una tollerante, rassegnata, quasi naturale accettazione proprio di quelle condizioni esistenziali ritenute indegne di essere condivise. Una flagrante discriminazione di classe, oppure la formula-trucco per ben separare l’uguaglianza formale da quella …sostanziale?